La gestione post-infortunio dei tessuti molli (tutto ciò che non è osso, quindi tendini, legamenti, muscoli ecc) è sempre stata una materia controversa e dibattuta da molti pareri contrastanti.
Il protocollo PRICE (Protection, Rest, Ice, Compression, Elevation) è stato un punto di riferimento per molti anni. Le più recenti evidenze scientifiche hanno però dimostrato che spesso Protezione, Riposo, Ghiaccio, Compressione ed Elevazione non sono sufficienti per favorire un recupero ottimale.
Il nuovo protocollo di riferimento è stato pubblicato sulla rivista internazionale British Journal of Sports Medicine. Il nome del protocollo è PEACE & LOVE, acronimo che ci fornisce indicazioni chiave sulle azioni da mettere in atto per la gestione dell’infortunio.
Nei primi giorni dopo il trauma (distorsione articolare, lesione muscolare ecc) viene messo in atto il PEACE:
PROTECTION (protezione): limitare il carico e mantenere l’arto a riposo per un periodo di 1-3 giorni, in base alla percezione del dolore.
ELEVATION (elevazione): tenere l’arto alzato sopra il livello del cuore, per promuovere il ritorno venoso e permettere il riassorbimento dell’edema e del liquido infiammatorio.
AVOID ANTI-INFLAMMATORIES (evitare antinfiammatori): le varie fasi dell’infiammazione sono fondamentali per la rigenerazione dei tessuti molli danneggiati: bisogna dunque fare attenzione al dosaggio degli antinfiammatori, perché l’uso eccessivo di questi ultimi potrebbe compromettere il processo di rigenerazione. E’ bene però precisare che l’assunzione di antinfiammatori dipende dalle specifiche situazioni e che la loro eventuale prescrizione è esclusivamente di competenza medica.
Per quanto riguarda il ghiaccio, sebbene anch’esso abbia funzione antinfiammatoria, personalmente ne consiglio comunque l’utilizzo frequente per la sua funzione di “anestetico” e analgesico naturale. L’eventuale applicazione di ghiaccio non deve però superare i 20 minuti ogni 4 ore e non deve MAI prevedere il CONTATTO DIRETTO CON LA CUTE (usare sempre una borsa del ghiaccio o un asciugamano).
COMPRESSION (compressione): anche se le indicazioni degli esperti non sono univoche, sembra che l’uso di bendaggi compressivi aiuti a limitare l’edema.
EDUCATION (educazione): l’educazione è intesa come la necessità, da parte del fisioterapista, di sensibilizzare il paziente sull’importanza di avere un ’approccio attivo nei confronti del recupero. Le più recenti evidenze scientifiche mostrano infatti come l’esercizio terapeutico e gli esercizi di carico progressivo siano decisamente più efficaci per il recupero rispetto alle terapie passive, il cui utilizzo non è comunque da escludere ma da limitare e integrare con terapie attive.
Nei giorni successivi al trauma (didatticamente 5 giorni, ma si valuta di caso in caso), inizia la componente LOVE del protocollo.
LOAD (carico): il carico sulla struttura lesionata dovrebbe essere aggiunto in modo graduale nel minor tempo possibile, evitando però che il dolore aumenti in modo eccessivo (gli esercizi aiutano molto nella comprensione e gestione del dolore). In questo modo si favorisce la guarigione e il rimodellamento dei tessuti.
OPTIMISM (ottimismo): concetti come catastrofizzazione del dolore e paura del movimento sono stati diffusamente studiati e approfonditi in letteratura scientifica riabilitativa, ed è chiaramente dimostrato che rappresentano ostacoli alla guarigione. Le aspettative ottimistiche (seppur realistiche rispetto alla patologia) fornite dal sanitario al paziente aumentano la capacità di guarigione.
VASCULARISATION (vascolarizzazione): l’attività cardiovascolare senza provocazione di dolore aumenta il flusso sanguigno alle strutture danneggiate e riduce la necessità di farmaci antinfiammatori, in quanto agisce come analgesico.
EXERCISE (esercizio): seguire un programma personalizzato di esercizi attivi e di carico progressivo, evitando il dolore nella fase PEACE e imparando a gestirlo nella fase LOVE, è il metodo più efficace per il recupero della mobilità, della forza e del gesto atletico.
I pilastri di questo nuovo protocollo sono certamente il recupero attivo e gli esercizi, che devono essere messi in atto fin da subito dopo il trauma, per poi essere incrementati gradualmente. Viene senz’altro ridimensionata l’importanza delle terapie “passive” o dei macchinari (terapia manuale, tecar, laser ecc), che tuttavia possono essere certamente di supporto, soprattutto durante i primi giorni, per la gestione del dolore.
Infatti, nella maggior parte dei casi, la soluzione migliore è l’integrazione di terapie che agiscano sul dolore e sull’infiammazione con esercizi attivi e di progressiva intensità, che sono certamente imprescindibili in tutti i casi di riabilitazione post-infortunio.
E’ bene infine precisare che, in caso di infortunio, è sempre opportuno mettersi in contatto con un professionista sanitario (medico e/o fisioterapista). Il protocollo illustrato infatti deve essere adattato e declinato in maniera differente per ogni paziente, proprio perché i tempi di recupero e la reazione del corpo al trauma sono soggettivi.
E’ opportuno non sottovalutare piccoli fastidi o dolori che persistono da più di 72 ore o con cui conviviamo da giorni o settimane, perchè molto spesso purtroppo tendono a cronicizzarsi e a peggiorare nel tempo, oltre che a influenzare negativamente le prestazioni in campo. Intervenire in modo tempestivo (che non vuol dire necessariamente sospendere l’attività!!) permette di ottenere un recupero in tempi più brevi e di scendere in campo al 100% della forma fisica! A volte sono sufficienti 1-2 esercizi mirati messi in atto per qualche giorno…
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Dott.ft Giulio Pancani
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